dove non tutto ciò che è detto è per ciò stesso vero
Lettera aperta a Leonardo Colombati
premessa
Quattro o cinque giorni fa ho scritto una lettera a Leonardo Colombati, e mi ripromettevo di pubblicarla il 5 maggio, giorno - se non erro - dell'uscita del Capolavoro.
Ora, sul blog di LC è scoppiata una querelle infinita (e interessante) Più o meno a proposito delle cose che volevo dirgli anche io. Uno tsunami - per usare una metafora abusata e nefasta - di voci scatenate contro l'operazione-Perceber messa su dalla premiata ditta Giulio Mozzi & Leonardo Colombati.
Lì sono intervenuto dicendo cose un po' diverse da quelle scritte qui, ma non proprio in contraddizione. Infatti, a differenza di coloro che hanno trovato fastidiosa e talvolta imbarazzante o ridicola tutta l'operazione, io la trovo legittima. Anzi, ho scritto là, addirittura, dal momento che l'hanno cominciata mi sarebbe piaciuta ancora più spinta (possibilmente non sul versante autocelebrativo!).
Ma nemmeno questo è il punto. Io non penso che vi sia un peccato dietro l'Operazione, ma un rischio. Enorme, esplicito, ma non per questo meno rilevante. Un rischio che mi coinvolge come lettore. Il rischio, ovvio, è quello legato all'effetto-annuncio e relativa disillusione (tutto qui?). In questo io lettore gioco un ruolo decisivo: il libro è dei lettori, di chi sennò? I lettori si schierano sul campo, formano partiti, gruppi di opinione: anche senza conoscersi, senza sapere nulla degli altri. Una massoneria invisibile, mite, ma decisiva per le sorti di un romanzo.
Senza volere chi leggerà Perceber si affilierà ad un partito. Un partito esistente? Il partito dei Lettori-di-Umberto-Eco? Il partito dei Lettori-di-Avoledo? Il Partito-dei-Lettori-di-Danbrown? di Georges Perec? di Cortàzar, di Piperno? o di Ammaniti? Di D'Arrigo (Orcynus Orca)?
O ne formeranno uno nuovo? (ah, questo è il destino dei Grandi).
L'Operazione Perceber tende inevitablmente a selezionare gli affiliati al partito dei suoi possibili lettori, anche se nessuno sa ancora con precisione quale sarà. Ha costruito una rete di aspettative e ha contribuito a individuare i futuri acquirenti del libro (perché ho fatto determinati nomi e non altri? perché mi sono fatto un'idea: perché sono mesi che mi faccio un'idea: completamente sbagliata? Mettiamo pure. Di chi è la colpa? Sono stato disattento? Mi sono distratto?)
Io non penso che abbiano fatto male e giocarsi questa carta. Solo che io sento il bisogno, ora che il libro finalmente esce, di non farmi condizionare da nessuno e di scegliere di non schierarmi.
Non però per rimanere estraneo, isolato, scettico. Mi piacerebbe molto, invece, partecipare. Essere parte di un insieme di happy più o meno few (mi auguro meno). Non voglio leggerlo con l'animo del critico, per dovere, tanto per esprimermi perché non è possibile sottrarsi.
Si è subito parlato di capolavoro. Bene. I capolavori restano. Tra un anno, quando lo leggerò, farò parte del Grande Partito dei Lettori di Perceber. Oppure no. Sarò da solo, nei giardinetti d'essai a godermi da solo il piacere della lettura, al primo spettacolo, nella sala vuota.

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